Simmetria bilaterale.

“Poesia” come uso addestrato e ispirato della voce per incarnare rari e potenti stati della mente che sono, quanto a origine immediata, personali al cantore, ma a livelli profondi comuni a chiunque ascolti.

“Primitivo” come insieme di società che sono rimaste prive di sistema politico e di scrittura, allo stesso tempo sperimentando e sviluppandosi in direzioni che le società civilizzate hanno tendenzialmente ignorato. Avendo meno attrezzi, nessuna preoccupazione per la storia, una tradizione orale vivente anziché un sapere accumulato nelle biblioteche, nessun traguardo sociale da ambire, una considerevole libertà di vita sessuale e interiore, queste società vivono essenzialmente nel presente. La loro realtà quotidiana è fatta di un tessuto di amicizie e parentele, di quel campo di energia e di sensazioni che è il corpo, della terra su cui posano i piedi e del vento che la accarezza: e di molteplici aree di consapevolezza.

A questo punto si potrebbe essere tentati di affermare che la vita reale dei primitivi non è diversa da quella di chiunque altro. Non credo che sia così. Vivere nel “presente mitologico” in stretto rapporto con la natura, sperimentando stati corporeo-mentali elementari ma disciplinati, presuppone un’immaginazione più versatile ed una più precisa conoscenza soggettiva delle proprie caratteristiche fisiche di quanto non sia possibile a coloro che vivono (per dirla con le loro stesse parole) in modo inadeguato e impotente nella “storia”, con contenuti mentali programmati e in un rapporto con la natura reso tortuoso dalla presenza di quelle estensioni e astrazioni che sono gli strumenti di lavoro complessi. Una mano che preme un bottone può esercitare un gran potere, ma quella mano non saprà mai di che cosa è capace una mano. Le facoltà inutilizzate si atrofizzano.

La poesia deve cantare o parlare in base all’esperienza autentica. Fra tutti i filoni della tradizione civilizzata che hanno radici nel paelolitico, la poesia è uno dei pochi che possano realisticamente vantare una funzione immutata ed una rilevanza che sopravviverà alla maggior parte delle attività che oggi abbiamo intorno. I poeti, come pochi altri, devono vivere in stretto contatto con il mondo in cui sono immersi i primitivi: il mondo, nella sua nudità, che è fondamentale per noi tutti: la nascita, l’amore, la morte; il puro fatto di essere in vita.

La musica, la danza, la religione, la filosofia, hanno chiaramente radici molto arcaiche: un’origine in comune con la poesia. La religione ha avuto tendenza a diventare una fonte di legittimazione del sistema sociale, uno strumento del potere, anziché un veicolo di brivido liberatorio, di realizzazione e guarigione spirituale. La musica richiede perlopiù troppi strumenti. Il poeta può servirsi della sua sola voce e della sua lingua madre, facendosi strada fra le nebbie cristalline degli stati non verbali più rigorosamente incomunicabili e i coltelli luccicanti, le reti rilucenti del linguaggio.

In una delle scuole del buddhismo Mahayana, si parla dei “Tre Misteri”. Sono il Corpo, la Voce e la Mente. L’essenza stessa della nostra vita. La poesia è il veicolo del mistero della voce. L’universo, come dicono a volte, è un vasto, immenso corpo che respira.

Fra gli artisti, certi scienziati, gli yogi e i poeti, c’è una sorta di consapevolezza mentale che non solo sopravvive, ma modestamente fiorisce nel ventesimo secolo. Claude Lévi-Strauss (Il pensiero selvaggio) non vede problemi in questa continuità: “…non è né il pensiero dei selvaggi, né quello di un’umanità primitiva o arcaica, ma piuttosto il pensiero non domato, in contrapposizione al pensiero coltivato o addomesticato allo scopo di produrre un frutto… Oggi siamo in grado di comprendere che queste due forme di pensiero possono coesistere e interpenetrarsi allo stesso modo in cui (almeno in teoria) le specie naturali, alcune delle quali sono allo stato selvatico e altre trasformate dall’agricoltura e dalla domesticazione, possono coesistere e incrociarsi…che ci piaccia o no, ci sono aree in cui il pensiero selvaggio, come le specie selvatiche, è relativamente protetto. E’ il caso dell’arte, a cui la nostra civiltà riconosce lo status di parco nazionale”.

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