Il Camoscio è presente su tutto l’arco alpino ed è un animale difficile da avvicinare in certe situazioni ed estremamente facile in altre. Al Parco Nazionale del Gran Paradiso, su certi sentieri ci si può stancare di fotografare questo animale; non scappa e sopporta brevi distanze dall’uomo. Ma la cosa più bella è riuscire ad avvicinarlo dove la caccia è aperta, cioè dove il camoscio è bello sveglio e teme gli intrusi. Fermo restando il fatto che è un animale piuttosto fiero; quando gli si da fastidio fischia e fa capire che è meglio non insistere. Ho avuto a che fare con qualche camoscio comunque confidente, che dopo aver fatto il fischio e capito che non ero una minaccia si è adagiato sulla neve a riposare. In un’occasione mi stava quasi venendo addosso su un sentiero mentre ero sotto il telo mimetico; ho dovuto fischiare io per fargli cambiare strada…
Sottolineo che ad insistere troppo nell’avvicinamento si ottengono solo delle tristi foto con sguardo in camera, cioè con l’animale allerta che cerca di capire quale sia la nostra prossima mossa. Qualcuno ha anche il coraggio di pubblicarle, ma sono solo la testimonianza dell’incapacità di muoversi correttamente…occorre prestare attenzione, come per gli altri animali, al periodo delle nascite. Evitare le zone dove le femmine si riuniscono per figliare è fondamentale.
Purtroppo, come lo Stambecco, soffre le temperature calde; ha una temperatura corporea già alta ed il sangue ricco di ossigeno; in salita è imbattibile e quando si tuffa in discesa nel periodo degli amori con la scura livrea invernale è impressionante. Maschio e femmina di Camoscio si assomigliano; le differenze sono comunque evidenti ad un occhio esperto, cioè la curvatura delle corna, la forma del corpo e del muso, aspetti che vale la pena approfondire per conoscere meglio questo protagonista della montagna, ma sui quali non voglio soffermarmi perché sarà il lettore a valutare se valga la pena fare una ricerca in merito.