Erano anni che cercavo di fotografare bene questo splendido avvoltoio; la Pasqua 2017 a quanto pare è stata propizia. Ero molto indeciso su quale zona puntare dopo aver già provato diverse valli valdostane e la val Zebrù nel parco dello Stelvio; sempre senza grande successo, due avvistamenti in fine settimana consecutivi nella zona di Cogne, nel Parco nazionale del Gran Paradiso ma a forte distanza, tanto che l’animale era decifrabile solo con forti crop.

Con la complicità del disgelo, che favorisce il volo del Gipeto per la ricerca di carcasse, ero indeciso tra due mète; nuovamente la zona di Cogne oppure il versante piemontese del Parco del Gran Paradiso, più vicino a quello della Vanoise nei pressi di Ceresole Reale. La scelta è caduta sulla prima opzione perché la seconda è una zona troppo facile da raggiungere, si arriva in macchina fino al punto dove capita che il Gipeto faccia i suoi volteggi. E’ facile trovare in rete foto in cui si dichiara che l’animale era sopra il parcheggio…

Direzione quindi verso la Valnontey, dove puntualmente vengono vietate agli arrampicatori alcune cascate di ghiaccio per la nidificazione del gipeto; direi a ragione, visto che nel 1913 quando il Gipeto è stato stupidamente estinto a causa probabilmente del suo aspetto luciferino, i cascatisti non esistevano… Per fortuna in questo periodo le cascate non sono più percorribili comunque, le urla degli arrampicatori non disturbano solo la coppia di avvoltoi…

Partenza presto e arrivo prima delle sette e mezza; temperatura prossima allo zero. Sulla strada pianeggiante che porta in fondo alla valle mi raggiunge e supera il mezzo del guardiaparco; qualche scoiattolo a metà tra l’incuriosito e lo spaventato fugge saltando tra i rami dei larici.

Per ora lo strato di neve ancora spesso tiene; mi fermo indeciso se indossare le mie snowshoes canadesi e lo sguardo spesso rivolto al cielo coglie finalmente il volo che cercavo. Un Gipeto sta sorvolando la cresta appena illuminata dal sole, la percorre più volte avanti e indietro e riesco quindi a fare qualche foto ambientata. E’ impressionante l’eleganza con cui sfiora le cime dei larici e le rocce senza battere le ali. Dopo che il primo si è allontanato eccone un secondo; vuol dire che se la coppia vola insieme il piccolo dell’anno è già nato, altrimenti uno dei due sarebbe a covare. In effetti il periodo è propizio, l’anno scorso è nato a marzo…

Già soddisfatto dell’avvistamento decido di proseguire, racchette da neve in silenzioso legno di frassino americano ai piedi, risalgo il pendio evitando le tracce degli scialpinisti. Raggiunto un bivio e fermatomi a valutare il percorso, vedo nuovamente il volo teso di un Gipeto che attraversa la valle verso di me. Cerco di mettere a fuoco ma la macchina non ne vuole sapere; mi accorgo di avere lasciato il selettore dell’obiettivo sulla messa a fuoco completa, la sposto su quella per i soggetti distanti ma ormai ho perso l’attimo… Ma se come prima ci fosse un va e vieni? Infatti eccolo tornare, mi volteggia sopra la testa a una quarantina di metri, inquadro e scatto, sperando che questa volta sia tutto a posto… Era incuriosito da me, capito che non ero interessante via verso il bosco a una quota di volo comunque bassa.

Ancora emozionato per l’incontro penso alla maestosità di questo animale, all’ignoranza di chi lo ha estinto e alla riuscita dell’impegnativa reintroduzione, con esemplari riprodotti in cattività a Innsbruck e poi portati al nido e seguiti dagli addetti quotidianamente fino all’indipendenza. Uno sparviere attraversa il cielo azzurro, le cince fanno chiasso sui rami dei larici, provo a sistemarmi per osservare con il cannocchiale le pareti per cercare il nido ma trovo solo qualche femmina di stambecco.

Sulla via del ritorno le racchette da neve sono ora fondamentali, senza si sprofonda con tutta la gamba; perdo il sentiero nel bosco e a un tratto il balzo di una lepre variabile ancora bianca mi coglie di sorpresa. Riesco a fotografarle solo le orecchie.

Finalmente al bar del parcheggio una birra e una fetta di torta, la simpatica proprietaria mi dice che il piccolo in effetti è già nato, un fiocco rosa sulla bacheca lo testimonia. La strada lungo il torrente, almeno nella parte bassa, è ora frequentata da molta gente, purtroppo qualche cane non al guinzaglio; i camosci abituati al movimento non se ne curano, io la mia parte di wilderness per oggi l’ho avuta… Per altre foto cliccare qui

 

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